Il primo house party da quando sono arrivato. Il punto di ritrovo e’ prevedibilmente lo spire, quella specie di ago metallico alto 120 metri costruito dove c’era la statua di Nelson, fatta saltare dall’Ira negli anni ‘70. The tallest sculpture in the world, dice la guida. Arrivo alle 9, cercando di non arrivare in ritardo. Attorno allo spire ci sono sempre decine di turisti stranieri che aspettano altri turisti stranieri per andare a Temple Bar. Aspetto 5 minuti osservando un folto gruppo di italiani che cantano cori da stadio. Stina, la svedese poliglotta che mi ha dato l’appuntamento, arriva di corsa, mi saluta distrattamente, incontra una sua amica spagnola, me la presenta, e iniziamo a camminare velocemente verso il Trinity College. Sembrano entrambe infastidite. “Siamo in ritardo? Spero non sia colpa mia…”, dico per capire cosa sta succedendo. “Siamo in ritardo, si’”, risponde Stina. Io ero puntuale, penso. La Spagnola non sembra neanche essersi accorta della mia presenza, e ogni tanto dice qualcosa in spagnolo a Stina. In 5 minuti arriviamo al Trinity. In uno dei tanti graziosi giardinetti del campus ci aspettano due Spagnoli, seduti su una panchina. Il contrasto tra i due e’ curioso. Uno sembra uno squatter, corporatura robusta, barba incolta, vestiti trasandati, calvizie incipienti, capelli lunghi e unti, alcune parti della testa rasate a casaccio, espressione paciosa, beve birra e rutta. L’altro invece e’ ben pettinato, vestiario curato da impiegato in casual friday, beve birra senza ruttare. Fatte le presentazioni, andiamo verso il pavillion. Leggi il seguito di questo post »
Archivio per Giugno, 2007
You have to feed it with blood
Giugno 4, 2007Uno strano incontro
Giugno 4, 2007Torno a casa verso le 11 di sera. A quest’ora la strada e’ sempre deserta. Ora pero’ c’e’ un bambino, da solo, con un carretto di plastica. Il bambino solleva il carretto, che e’ grande quasi quanto lui, e lo tira contro un lampione, facendo un tunc metallico e sordo. Quando gli passo vicino si gira. Il suo volto e’ molto irregolare, quasi deforme. La luce gialla del lampione gli da’ un’aura sinistra. “Signore, ma lei da dove viene?” mi chiede con aria seria ed educata. “Dall’Italia”. “E com’e’ laggiu’?” “Non e’ male laggiu’”, rispondo. “Ma lei abita qui?” “Si’”. “E cosa fa?” “Lavoro coi computer”. Tace, fissandomi. Sembra soddisfatto dalle risposte. Si gira, riprende il carretto e lo scaraventa contro il lampione con tutta la forza che ha. Apro la porta di casa e me la chiudo dietro. Dalla strada sento il tunc a intervalli regolari ancora per qualche minuto.
Sembra l’inizio di un brutto film horror.