Archivio per 30 Gennaio 2008

Mr. Balls

Gennaio 30, 2008

“Il ministro per la Scuola e l’infanzia Ed Balls farà propria la proposta lanciata dall’organizzazione per i diritti degli omosessuali Stonewall [...]. Secondo gli attivisti di Stonewall, l’espressione «mamma e papà» lede i diritti dei genitori omosessuali e favorirebbe pregiudizi anti-gay [...] Tra le espressioni che dovrano essere bandite dalle scuole britanniche ci sono anche: «comportati da uomo» e «siete un branco di donnicciole»”. (da Repubblica ♦)

Si direbbe l’inizio di una puntata di South Park.

Terrain Vague

Gennaio 30, 2008

Di Marcel Carné vengono ricordati soprattutto i lavori degli anni ‘30 e ‘40, in particolare Quai de Brumes (1938), Le jour se lève (1939) e Les Enfants du Paradis (1945), raffinato melodramma ottocentesco sceneggiato da Prévert e girato nella più totale segretezza a Parigi durante l’occupazione nazista. Alla fine degli anni ‘50 Carné ha visto la propria carriera finire prematuramente, abbandonato da un pubblico sempre più lontano dal realismo poetico e da una critica che lo accusava di non essere stato capace di confrontarsi con il linguaggio della nouvelle vague.

Terrain Vague ♦ (1960), uno degli episodi più sfortunati nella carriera del cineasta, segue gli sviluppi di tre vicende interconnesse nel contesto di una banda di adolescenti nella banlieue parigina: l’iniziazione e la tragica fine del giovane Babar, l’amore fortemente idealizzato tra la leader della banda Dan e il teddy boy Lucky e la rapina organizzata dallo sbandato Marcel. L’obiettivo di Carné non era fornire una rappresentazione realistica della piaga del nichilismo giovanile che colpiva il mondo industrializzato del dopoguerra: il film è un esempio di tardivo realismo poetico, in cui la ricerca non è volta all’attendibilità psicologica dei caratteri e alla naturalezza delle situazioni, ma al lirismo di contrasti forti e spesso assolutizzanti. Come accade comunemente nel genere, i protagonisti sono figure di ceti popolari in cerca di una via di fuga da un contesto sociale opprimente, fuga che talvolta si scontra con la realtà con esiti tragici. Leggi il seguito di questo post »

Cinefilia

Gennaio 30, 2008

Dialogo avvenuto con una donna australiana che indossava stivali alla Jesse James e gioielli di plastica simili a quelli allegati a Cioè:

- Io a Sidney ci andavo spesso, al cinema, però da quando sono a Dublino non ci vado più.
- Perchè?
- I cinema qua sono troppo piccoli.
- In che senso scusa?
- Nel senso che io a Sidney vado in un multisala da 24 sale, e qua al massimo c’è il CineWorld che ne ha meno di 10! È così piccolo, mi sento soffocare…
- Ma cosa cambia il numero di sale?
- Cambia, cambia… Su 24 sale, lo stesso film viene programmato a ripetizione ogni mezz’ora, e non devi aspettare… Qua sono andata una volta, e c’era da aspettare tre ore e me ne sono andata! (Tono indignato)
- Ehm, da queste parti generalmente controlliamo il programma del cinema prima di andare…
- Ah sì? Davvero?!? (Tono divertito)
- Sì.
- Sì ma è un casino… Preferisco non andarci.
- Capisco. Sono scelte.
Cala un silenzio imbarazzato.