Il primo house party da quando sono arrivato. Il punto di ritrovo e’ prevedibilmente lo spire, quella specie di ago metallico alto 120 metri costruito dove c’era la statua di Nelson, fatta saltare dall’Ira negli anni ‘70. The tallest sculpture in the world, dice la guida. Arrivo alle 9, cercando di non arrivare in ritardo. Attorno allo spire ci sono sempre decine di turisti stranieri che aspettano altri turisti stranieri per andare a Temple Bar. Aspetto 5 minuti osservando un folto gruppo di italiani che cantano cori da stadio. Stina, la svedese poliglotta che mi ha dato l’appuntamento, arriva di corsa, mi saluta distrattamente, incontra una sua amica spagnola, me la presenta, e iniziamo a camminare velocemente verso il Trinity College. Sembrano entrambe infastidite. “Siamo in ritardo? Spero non sia colpa mia…”, dico per capire cosa sta succedendo. “Siamo in ritardo, si’”, risponde Stina. Io ero puntuale, penso. La Spagnola non sembra neanche essersi accorta della mia presenza, e ogni tanto dice qualcosa in spagnolo a Stina. In 5 minuti arriviamo al Trinity. In uno dei tanti graziosi giardinetti del campus ci aspettano due Spagnoli, seduti su una panchina. Il contrasto tra i due e’ curioso. Uno sembra uno squatter, corporatura robusta, barba incolta, vestiti trasandati, calvizie incipienti, capelli lunghi e unti, alcune parti della testa rasate a casaccio, espressione paciosa, beve birra e rutta. L’altro invece e’ ben pettinato, vestiario curato da impiegato in casual friday, beve birra senza ruttare. Fatte le presentazioni, andiamo verso il pavillion. Leggi il seguito di questo post »