You have to feed it with blood

giugno 4, 2007

Il primo house party da quando sono arrivato. Il punto di ritrovo e’ prevedibilmente lo spire, quella specie di ago metallico alto 120 metri costruito dove c’era la statua di Nelson, fatta saltare dall’Ira negli anni ‘70. The tallest sculpture in the world, dice la guida. Arrivo alle 9, cercando di non arrivare in ritardo. Attorno allo spire ci sono sempre decine di turisti stranieri che aspettano altri turisti stranieri per andare a Temple Bar. Aspetto 5 minuti osservando un folto gruppo di italiani che cantano cori da stadio. Stina, la svedese poliglotta che mi ha dato l’appuntamento, arriva di corsa, mi saluta distrattamente, incontra una sua amica spagnola, me la presenta, e iniziamo a camminare velocemente verso il Trinity College. Sembrano entrambe infastidite. “Siamo in ritardo? Spero non sia colpa mia…”, dico per capire cosa sta succedendo. “Siamo in ritardo, si’”, risponde Stina. Io ero puntuale, penso. La Spagnola non sembra neanche essersi accorta della mia presenza, e ogni tanto dice qualcosa in spagnolo a Stina. In 5 minuti arriviamo al Trinity. In uno dei tanti graziosi giardinetti del campus ci aspettano due Spagnoli, seduti su una panchina. Il contrasto tra i due e’ curioso. Uno sembra uno squatter, corporatura robusta, barba incolta, vestiti trasandati, calvizie incipienti, capelli lunghi e unti, alcune parti della testa rasate a casaccio, espressione paciosa, beve birra e rutta. L’altro invece e’ ben pettinato, vestiario curato da impiegato in casual friday, beve birra senza ruttare. Fatte le presentazioni, andiamo verso il pavillion.

Come sempre, ci sono centinaia di studenti che bevono ammassati sul campo da cricket, creando ogni volta una piccola Woodstock. Come ogni venerdi’, un tizio attraversa il campo correndo nudo, acclamato dalla folla. Gli Spagnoli sembrano stupiti. “Succede ogni venerdi’, credo sia una specie di tradizione goliardica. Spesso c’e’ la squadra femminile di cricket che si allena”, dico, pensando vivete qua da mesi e mesi e non l’avete mai visto? Ci sediamo sul prato e un altro Spagnolo ci raggiunge, con una sua amica francese di Tolouse. Visto che parlano tutti in spagnolo, attacco bottone con la Francese. Si chiama Amelie, fa la ragazza au pair, ha viaggiato molto, e a differenza degli altri, sostiene la conversazione in maniera piuttosto brillante. Mentre le parlo, lo Spagnolo con cui e’ arrivata mi scruta con aria infastidita, marcando il territorio. Nel frattempo, lo squatter tira fuori da uno zainetto un plico di volantini, e li distribuisce agli altri. Gli chiedo di che si tratta. “E’ una proiezione del Padrino a Temple Bar, all’aperto, che faranno la settimana prossima”. “Cool”, dico allugando la mano per farmi dare un volantino. Lo squatter non me lo da’, e mi dice “Sono contati”. Mi sembra una battuta, anche perche’ ne avra’ una cinquantina, e rispondo sorridendo “Ah, ok, capisco”. Lui non sorride, e ripete “Scusa, ma sono contati”. Un po’ esterrefatto scherzo dicendogli “Se nella piazza non c’e’ posto non vengo”. Lo squatter sembra non prenderla come un battuta. Nella piazza di Temple Bar probabilmente non c’e’ posto per me. Con nonchalanche pone fine alla questione alzandosi e andando a pisciare contro un albero li’ vicino, sotto lo sguardo di decine di persone.

Per superare l’imbarazzo cambio argomento. “Ieri ho visto l’Amico di Famiglia all’Irish Film Institute, non e’ male”. La Spagnola, che fino a quel momento sembrava non essersi accorta della mia presenza, si gira e con una smorfia di disgusto mi dice “E’ una vera merda! Una merda totale!”, muovendo la mano con un gesto secco, come per dire punto e basta. Potrebbe anche sputarmi sulle scarpe per rendere meglio l’idea. Mi scappa una risata di sbigottimento, e le rispondo “E’ un punto di vista interessante il tuo, anche se…” Senza farmi finire la frase, si gira e continua a parlare in spagnolo con gli altri. Lancio a Stina uno sguardo interdetto, come per dirle ma sta testa di cazzo e’ davvero una tua amica? Stina non sembra afferrare il messaggio. Nel frattempo il sole sta tramontando, e inizia a fare freddo. L’impiegato riceve un sms che evidentemente contiene l’indirizzo della casa dove ci sara’ l’house party, e grida un “Vamos a la fiesta!!!” degno di un film con Jerry Cala’. Usciamo dal Trinity, e l’impiegato, evidentemente esaltato, si butta in mezzo a Nassau Street per fermare un taxi-van. Il taxista lo evita di qualche centimetro, inchiodando e dicendogli con lo sguardo ma che cazzo fai cretino? Sembro essere l’unico della compagnia a pensarla come il taxista. Prendiamo il taxi-van dopo. Il taxista va veloce, e passo il tragitto guardando dal finestrino mentre l’impiegato ripete “fiestaaaa” e gli altri parlano in spagnolo. La casa si trova a sud del Liffey, vicino al St Stephen Green Park. E’ una zona residenziale lussuosa, evidentemente upperclass. Mentre le case dei suburbs nel Northside sono mal costruite e anguste, queste sembrano solide, spaziose e ben arredate.

L’appartamento in cui andiamo e’ abitato ovviamente da uno spagnolo. Nell’ingresso c’e’ un tavolo coperto da bottiglie di vino e birre. In salotto c’e’ un impianto hi-fi collegato a un portatile di ultima generazione. Mi fermo un po’ a parlare col padrone di casa, Pablo, facendogli i complimenti per l’appartamento, in cui vive da solo. E’ un madrileno che lavora in una grossa banca irlandese nell’ambito del marketing. Indossa vestiti firmati ben abbinati. Rispetto agli altri spagnoli presenti, ha una certa classe. Su un tavolo vedo una lista di dvd, riportati col titolo in spagnolo. Con stupore, noto che nella lista ci sono solo ottimi film d’autore. Ne conosco solo una parte. Chiedo a Pablo se e’ cinefilo. “Si’, prima di occuparmi di marketing ho studiato Cinema per 2 anni.” Inizio la prima conversazione sensata della serata, mentre Pablo mi offre vini costosi. Sembra ansioso di mostrare a tutti il tenore della sua high-life. Mentre gli altri sbevazzano e parlano ovviamente in spagnolo, Pablo mi mostra la lista dei suoi mp3 sul portatile. C’e’ tantissima musica, che spazia dall’elettronica alla classica, nonche’ tantissime colonne sonore. Nell’arco di un’ora sono ubriaco. Alla festa continuano ad arrivare persone variegate e curiosamente incompatibili. Un Irlandese che gira con uno strano cappellino aprendo le birra con i denti, due 18enni francesi, una psicologa tedesca piena di piercing, un impiegato della Microsoft palermitano e cosi’ via.

Sono con l’Irlandese in cucina. Continua a darmi birre, aprendole coi denti. Mentre mi parla palleggia con palloncini e li fa scoppiare con una sigaretta. Di punto in bianco mi fa “Credo che tu piaccia a Stina, la svedese”. “Ah”. Penso sconsolato peccato che lei non piaccia a me. La sbronza arriva pericolosamente alla birra di troppo, quella a cui le pubblicita’ progresso irlandesi dicono di stare attenti. Vago barcollando per la casa parlando a caso con gli invitati. Mi inserisco in conversazioni e ne capto frammenti. Parlo del centro di Danzica con una Polacca, del primo disco Doors con una Francese, dei portici di Torino con il Peruviano, di Tre Colori con Pablo. Scambio numeri di cellulari, sapendo che domani non saro’ in grado di associare i nomi alle facce. Poi rivedo Amelie col suo spasimante Spagnolo, che sta spiegando a un gruppetto di persone che un suo amico ce l’ha talmente grosso che quando ha un’erezione ha un calo di pressione e sviene. You have to feed it with blood and he doesn’t have enough. Dice di avere anche delle foto che documentano il fenomeno. Per fortuna pero’ non le ha dietro.

Mi ritrovo per terra dietro a un divano. Mi ritrovo su un taxi che sfreccia per strade sconosciute. A fianco a me ci sono Stina e la sua amica spagnola, che sembra guardarmi con una smorfia di disprezzo. Penso che forse quella smorfia e’ la sua espressione normale fin dalla nascita. Blatero un “Dove cazzo siamo?” e Stina che sa anche l’italiano mi dice il nome di un quartiere. Mi addormento e mi risveglio ogni 5 secondi, con la testa appoggiata sul finestrino. La Spagnola parla con Stina. Le dice che tutti quelli che c’erano alla festa erano cretini. Tu lo sei di sicuro. “Ma c’era uno che fa l’architetto, che qua puo’ arrivare a guadagnare 50k all’anno. 50k, capisci? E alcuni lo trattavano male. Io parlerei con un po’ rispetto a uno che guadagna 50k, 50k, dico, quei cretini non guadagneranno mai cosi’, sono dei perdenti”. Vorrei che Stina le desse un ceffone e che la insultasse in dieci lingue diverse. Ma Stina, col suo solito tono accomodante, la lascia parlare. Il taxi si ferma. “Tu devi scendere qui”. Ci metto qualche secondo a realizzare. Con i movimenti rallentati prendo la giacca e scendo, mentre la Spagnola mi dice stizzita “Scendi, dai, muoviti”. Vorrei dirle di cuore Ma non rompermi coglioni, idiota del cazzo, ma biascico solo un “ciao” accennando un sorriso poco convinto.

Piove. Meccanicamente accendo il walkman e cammino verso la fermata del pullman, cercando di evitare gruppi di ubriachi molesti. Salgo sul pullman, mentre uno scende per vomitare. Mi siedo al piano di sotto e mi addormento subito. Dopo un tempo indefinito apro gli occhi e capisco che e’ la mia fermata. Scendo di corsa. Sono al seafront di Killbarrack. Sta albeggiando. Attraverso la strada, e mi sdraio sulla spiaggia pietrosa. Sto congelando ma non mi importa. Il mare calmo, la pioggia leggera, i fumi dell’alcool, l’aria fredda e salmastra, il sax di My Favorite Things, un fiume in piena di sensazioni dimenticate e indefinibili.

Si’, tutto sommato e’ stata proprio una bella serata.

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Una Risposta to “You have to feed it with blood”

  1. Fabiana Says:

    Nemmeno io sono letta da qualcuno. Era il mio proposito strano a dirsi:-)
    Ma volevo chiederti.. posso linkarti? Per me.


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