300

gennaio 18, 2008

Vedere 300 è stata un’esperienza davvero provante. Naturalmente non avrebbe senso contestare la mancanza di realismo e aderenza alle fonti, dal momento che il fumetto di Miller è volutamente antinaturalistico e che anche le Storie di Erodoto sono piene di esagerazioni epiche (come per esempio quando afferma che l’esercito persiano era composto da 4 milioni di uomini e che prosciugava fiumi e rifornimenti di intere città quando passava). Ci sono però aspetti puramente filmici che mi hanno lasciato interdetto.

  • l’estetica heavy metal/gay: gli Spartani sono palestrati depilati con pettorali lucidi alla Dolce & Gabbana e slip aderenti alla Manowar; personalmente avrei apprezzato un Leonida che arriva alle Termopili su una harley sul giro di Gods made heavy metal, ma forse sarebbe stato troppo pure per un amante del kitsch come Zack Snyder;
  • Serse è un inquietante e lascivo ermafrodita alto 3 metri che parla come Peter Steele e somiglia a Johan Enlund, frontman dei Tiamat; i mostri persiani ricordano le creature di Saruman nel Signore degli Anelli e il gigante che scalfisce l’elmo di Leonida ricorda un po’ Sloth, il gigante ritardato dei Goonies; pare che ci fosse anche una scena con dei nani-arcieri, purtroppo rimossa in fase di montaggio perchè troppo grottesca;
  • il traditore Efialte, citato da Erodoto, è un gobbo disgustoso che si vende a Serse per sollazzarsi un po’ nel suo harem; anche nell’epica greca le qualità morali si riflettono su quelle fisiche, però che bisogno c’era di rappresentarlo come un incrocio tra Gollum e il mostro di Frankenstein? Stesso discorso per gli Efori, che da semplici giudici della corte suprema e generali diventano mostri ripugnanti e mezzi putrefatti;
  • i fondali in computer graphics sono incredibilmente pacchiani e ricordano i filmati di videogiochi come Warcraft o Diablo, con gli stessi eccessivi visivi; i campi lunghissimi con musica sinfonica roboante che mostrano l’estensione dell’esercito persiano sono usati ogni 10 min, forse pensando che lo spettatore esclami ogni volta “ohhh guarda che roba!!!”. Peccato che Massive, il software che permette di moltiplicare a piacimento le comparse e i modelli 3d in fase di post-produzione, sia sul mercato da 7-8 anni; non so chi possa ancora stupirsi vedendo eserciti con centinaia di migliaia di unità, sapendo che sono fatti col copia e incolla;
  • la fotografia dovrebbe ricalcare lo stile grafico di Miller, esaltandone i contrasti forti e la colorazione minimale; personalmente l’ho trovata inguardabile, ma è una questione di gusti;
  • la sceneggiatura è imbarazzante; gli Spartani ripetono ossessivamente le stesse cose; alla decima volta che uno Spartano dice che la morte sul campo di battaglia è la più gloriosa viene da pensare sì ho capito; le poche battute incisive sono quelle riportate da Erodoto (i Persiani oscurano il sole con le frecce? “Allora combatteremo all’ombra“) e da Plutarco (i Persiani voglio le nostre armi? “Venite a prenderle“), la storia d’amore tra Leonida e la moglie e la congiura a Sparta sono cliché insulsi e prevedibili; la voce fuori campo risulta molesta, ripetitiva, invadente e didascalica;
  • la retorica di fondo più che greca è beceramente hollywoodiana; il film è stato tacciato dal regime degli Ayatollah, che di propaganda se ne intende, di essere un film anti-iraniano che offende la cultura persiana [articolo]. Paradossalmente, l’universalità della battaglia delle Termopili sta proprio nel fatto che una piccola nazione indipendente tenta di resistere a un aggressore arrogante sul piano politico e imbattibile sul piano militare; considerando il fanatismo del regime iraniano e l’indiscussa superiorità militare degli Stati Uniti, sarebbe facile attribuire le parti, come sottolineato da Alberto Crespi sull’Unità; comunque sia a mio avviso 300 è solo un brutto blockbuster e sarebbe una forzatura attribuirgli un ruolo nella “guerra psicologica” in atto contro l’Iran, anche se è impossibile che i produttori non abbiano pensato al parallelismo Persia di Serse/Iran di Ahmadinejad;
  • raramente ho visto un utilizzo del ralenti così eccessivo. Ogni volta che un’arma tocca un corpo, o che la mdp inquadra una scena di battaglia cruenta, scatta un ralenti seguito da una breve accelerazione e poi da un altro ralenti, tecnica alla moda utilizzata nei videoclip da una decina d’anni. Ogni scena di battaglia è montata in questo modo, e alla fine l’impressione che si ha è quella di un lunghissimo e indigesto videoclip metal.

Alla fine, più che un fumetto cinematografico che riattualizza e ridefinisce il Mito delle Termopili, 300 è un peplum aggiornato esteticamente per un pubblico di adolescenti videogiocatori e assetati di sangue, una parodia involontaria della Storia greca che non strappa neanche il sorriso benevolo che viene guardando i b-movie di Maciste.

Una Risposta to “300”


  1. […] 9, 2008 Il doppiaggio è in grado di trasformare il trailer della scadentissima parodia di uno blockbuster americano in un’aberrazione che è impossibile guardare senza un brivido di disagio. Meet the Spartans […]


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