Brother, o brother

gennaio 21, 2008

[Television] is the first truly democratic culture, the first culture available to everyone and entirely governed by what the people want. The most terrifying thing is what people do want” Cliff Barnes, NY Times, 1969

Fare zapping anche per pochi minuti sulla tv irlandese può dare grandi soddisfazioni. Saltando con titubanza da un serial inglese scadentissimo a un quiz simile al gioco delle scatole di Pupo, finisco in uno studio tutto bianco, in cui viene fatto entrare un tizio indiano dall’incerta identità sessuale, vestito con un pellicciotto bianco molto glamour. Davanti a un tavolo di 3 giurati, l’Indiano inizia a cantare a cappella un brano pop di sua composizione, il cui ritornello fa “Brother, o brother / I love you, forever“, interpretato con grande trasporto. I giurati, divertiti soprattutto dalle stonature sugli acuti e dal testo cheesy, cantano e ballano con il candidato incitandolo e trattenendo a stento le risate, in un esercizio di sarcasmo paragonabile a quello di Bonolis quando deride le vecchiette analfabete che gli telefonano in diretta. Dopo 2 interminabili minuti di acuti imbarazzanti, uno dei giurati, con le lacrime agli occhi, tende la mano all’Indiano e gli dice “Molto interessante, ma mi spiace, la risposta è no”. L’Indiano, confuso ed emozionato, gli stringe la mano e dice “Vi ringrazio perchè date a una chance a tutti ed è anche gratis!”, poi aggiunge quasi piangendo “David ti ammiro, sei una grandissima persona!” ed esce di scena.

Questa apoteosi trash è American Idol, franchise americano dell’inglese Pop Idol, ideato da Simon Fuller (tra le altre cose creatore delle Spice Girls e manager della famiglia Beckham). Ormai alla 8a edizione, il programma, trasmesso su Fox, ha come sponsor principali Coca Cola, Kellogg, Ford e viene visto in media da 30m di spettatori solo in USA (con un picco di 42m nel 2006, secondo Wikipedia). È considerato il programma più amato e più visto nella storia della tv americana. Oggi è trasmesso in più di 100 Paesi, compresi India, Pakistan, Emirati Arabi, Turchia e Indonesia.

Un altro show, The X Factor, sostanzialmente identico a Pop Idol, sta spopolando in Inghilterra e Irlanda ed è stato citato in giudizio da Fuller per violazione del copyright del format di Pop idol. La causa, da £100m, è stata annullata in quanto il sagace Fuller è riuscito ad accordarsi con i concorrenti.

Naturalmente un format così economico e redditizio non poteva sfuggire ai produttori televisivi italiani, sempre pronti a importare spazzatura d’oltremanica: i diritti di The X Factor sono stati acquistati non da Mediaset, probabilmente già satura di reality e talent show, ma dalla Rai. La versione italiana, condotta da Simona Ventura, verrà lanciata nel marzo 2008 su Rai2.

Se sapete cantare affrettatevi, il casting è ancora aperto.

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