Revisionismo western

gennaio 23, 2008

Seraphim Falls (Usa, 2006), diretto dal regista televisivo David Von Ancken, si apre sulle Ruby Mountains in Nevada, dove mercenari al soldo di un inquietante ex-militare (l’irlandese Liam Neeson) inseguono un montanaro (Pierce Brosnan, altro irlandese), tre anni dopo la fine della Guerra Civile.

La caccia all’uomo si articola senza risparmiare nessun cliché da film d’azione (Brosnan, braccato come un animale, salta da decine di metri più volte senza rompersi niente, si cauterizza una ferita come Rambo, sale su un albero e si fa scoprire per una goccia di sangue, vince col coltello duelli contro uomini armati di fucile). Una regia neoclassica al limite del manierismo accompagna i due veterani, un Sudista e un Nordista tormentati da un episodio di guerra, alla nemesi in un deserto dove verranno tentati da un miraggio diabolico. Tra personaggi secondari che ammiccano allo spaghetti western (“Up here a man without a horse is generally a dead man“), indiani che parlano per aforismi, la costruzione di una ferrovia che avanza nel deserto, un accampamento di coloni protestanti e una citazione evangelica (“They that take the sword shall perish with the sword), i veri protagonisti diventano le foreste e le pianure del New Mexico, fotografate da John Toll (direttore della fotografia di The Thin Red Line) in campi lunghi di taglio fordiano. Come nota Todd McCarthy sul Variety, la mano di Toll da al film una notevole bellezza estetica senza però riuscire a definire un vero stile visivo.

Le tematiche e i personaggi sono tutti riconducibili al cosiddetto revisionist western, variazione del western post-classico in cui vengono rovesciati i valori mitici del genere (cowboy nobili che seguono un codice d’onore, indiani sanguinari e codardi, il mito romantico della Frontiera, etc) per rappresentare la colonizzazione dell’Ovest in maniera più realistica e cinica, in cui anti-eroi razzisti, violenti e avidi si scontrano in un mondo inospitale e governato da leggi tribali: oltre che da Zinnemann (High Noon, 1952), Peckinpah e Leone, il filone è stato esplorato da Robert Altman, Walter Hill e più recentemente da Clint Eastwood (Unforgiven, 1994) e Jarmusch con lo humor nero del suo pregevole Dead Man (1995).

Seraphim Falls, senza pretendere di essere più di un film di genere, conferma che il post-western continua a esercitare un certo fascino. E che non sempre coloro che mettono mano alla spada periranno di spada.

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