Neo-feudalesimo

gennaio 28, 2008

Il Rapporto Italia 2008 dell’Eurispes conferma due fatti piuttosto ovvi: da un lato continua il declino dell’economia italiana, dall’altro aumenta la separazione tra cittadini e politica. A livello metodologico Eurispes cerca di individuare le differenze più che l’uniformità dello status e del comportamento degli Italiani, rivelando un dualismo non solo economico ma anche sociale e culturale: basato su un contro-paniere proposto nel 2004 (e approvato dal Sole24Ore ♦ come più efficacie di quello Istat), il rapporto offre una radiografia del Paese più attendibile delle visioni spesso caricaturali espresse dal mondo politico.

I dati sulla situazione economica non sono rassicuranti: in rapporto ai Paesi dell’UE, le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono superiori solo al Portogallo. In media i salari italiani sono inferiori del 25% rispetto alla Francia, del 10% rispetto alla Germania e del 20% rispetto al Regno Unito; i profitti delle grandi aziende italiane quotate in borsa invece sono saliti, segno di un aumento della concentrazione di ricchezza; nel periodo 2001-2005, l’inflazione è cresciuta del 23% e il potere d’aquisto dei lavoratori dipendenti è diminuito sensibilmente (14% per gli operai e 20,4% per gli impiegati). Tuttavia solo il 15,8% degli Italiani pone come problema prioritario il costo della vita, cosa riconducibile probabilmente al ricorso a servizi e prodotti low-cost e all’indebitamento: dal 2002 al 2006 il credito a consumo, tipo di finanziamento descritto su Repubblica ♦, è aumentato del 77%. Per chi volesse approfondire è consultabile sul Sole24Ore una sintesi del rapporto ♦.

In conclusione, la malattia strutturale che affligge il sistema italiano è secondo Eurispes il “neo-feudalesimo”:

L’Italia è pervasa da un forte senso di appetizione, ossia da quella spinta interiore che per Spinoza è il desiderio cosciente di guarire da una affezione. Un atteggiamento che contrasta con una spinta altrettanto forte, quella della conservazione. Infatti, il raggiungimento degli obiettivi di crescita, modernizzazione e sviluppo, in un Paese come il nostro, deve fare i conti con le resistenze di coloro che considerano l’innovazione, le riforme e il cambiamento come un pericoloso nemico capace di mettere in discussione i vantaggi e le rendite di posizione acquisiti nel tempo.

Le due anime della conservazione e dell’innovazione sono presenti in maniera trasversale nell’intero sistema politico e istituzionale e all’interno dello stesso corpo sociale. Ciascuno, grande o piccolo che sia il potere che riesce ad esercitare, difende il proprio spazio e cerca di tutelare gli interessi che ne derivano.

Il nostro somiglia sempre più ad un Paese neofeudale: un coacervo di istituzioni, usanze, consuetudini e prassi di stampo feudale. Un sistema a deriva feudale in politica, dove a livello centrale si assiste al consolidamento di potenti consorterie partitiche. La prospettiva federalista ha poi moltiplicato i centri di potere e di spesa senza responsabilità e senza controllo. Un sistema a deriva oligarchico-feudale in economia dove la compenetrazione tra banche e imprese si è fatta sempre più salda e la tendenza alla concentrazione si è consolidata soprattutto nell’ultimo anno. La auspicata razionalizzazione, soprattutto nel settore dei servizi, non si è risolta, come tutti speravano, in maggiore competitività o in un miglioramento della qualità dei servizi. Ha invece favorito la formazione e lo sviluppo di potenti strutture monolitiche nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni, del credito e delle assicurazioni, senza arrecare utilità ai consumatori sul piano della riduzione delle tariffe e senza apportare benefici (in senso paretiano) al sistema economico nel suo complesso.

Anche la Pubblica amministrazione versa in condizioni feudali. I cittadini e le imprese, per svolgere la propria attività o per ottenere il riconoscimento di diritti e facoltà previsti dalla legge, pagano quotidianamente opprimenti diritti di servaggio e di corvées ad élite burocratiche autoreferenziali. (fonte: Sito Eurispes ♦)

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