Terrain Vague

gennaio 30, 2008

Di Marcel Carné vengono ricordati soprattutto i lavori degli anni ’30 e ’40, in particolare Quai de Brumes (1938), Le jour se lève (1939) e Les Enfants du Paradis (1945), raffinato melodramma ottocentesco sceneggiato da Prévert e girato nella più totale segretezza a Parigi durante l’occupazione nazista. Alla fine degli anni ’50 Carné ha visto la propria carriera finire prematuramente, abbandonato da un pubblico sempre più lontano dal realismo poetico e da una critica che lo accusava di non essere stato capace di confrontarsi con il linguaggio della nouvelle vague.

Terrain Vague ♦ (1960), uno degli episodi più sfortunati nella carriera del cineasta, segue gli sviluppi di tre vicende interconnesse nel contesto di una banda di adolescenti nella banlieue parigina: l’iniziazione e la tragica fine del giovane Babar, l’amore fortemente idealizzato tra la leader della banda Dan e il teddy boy Lucky e la rapina organizzata dallo sbandato Marcel. L’obiettivo di Carné non era fornire una rappresentazione realistica della piaga del nichilismo giovanile che colpiva il mondo industrializzato del dopoguerra: il film è un esempio di tardivo realismo poetico, in cui la ricerca non è volta all’attendibilità psicologica dei caratteri e alla naturalezza delle situazioni, ma al lirismo di contrasti forti e spesso assolutizzanti. Come accade comunemente nel genere, i protagonisti sono figure di ceti popolari in cerca di una via di fuga da un contesto sociale opprimente, fuga che talvolta si scontra con la realtà con esiti tragici.
Le scenografie posticce di Paul Bertrand rimandano alla fascinazione giovanile di Carné per l’espressionismo tedesco, i cui echi sono presenti nel covo della banda, una vecchia fabbrica abbandonata dai chiaro-scuri molto accentuati, realtà degradata che vista con gli occhi di personaggi ingenuamente in cerca di riscatto si trasfigura nel fantastico. L’apparato narrativo è funzionale e mantiene l’equilibrio tra le sottotrame, dalle quali spicca il personaggio della sedicenne Dan, l’inquieta e carismatica adolescente interpretata da Danièle Gaubert, mentre la caratterizzazione degli altri membri della banda resta solo abbozzata. I temi ricorrenti e lo struggente lirismo di Carné sono sintetizzati nella sequenza finale, in cui due amanti si allontanano nella banlieue e trovano l’agognato riscatto esistenziale, entrando nell’età adulta.

Avventatamente distrutto dalla critica quasi all’unisono, Terrain Vague venne considerato una versione artefatta e affettata di No Greater Glory (I ragazzi della via Paal, USA, 1934) o di Rebel Without a Cause (Gioventù Bruciata, USA, 1955). Le Monde lo definì sobriamente «un film mancato». Uno dei pochi pareri positivi fu quello di Truffaut, che inviò a Carné una famosa cartolina da Carcassonne, sostenendolo durante la pioggia di stroncature:

Cher Monsieur,
je suis allé voir hier soir, ici, Terrain Vague. La salle était pleine et annonçait “exceptionnellement continuation de Terrain Vague, la semaine prochaine”. Le public était d’abord intrigué puis attentif, de plus en plus intéressé et enfin réellement ému. je vous écris cela car j’ai réagi exactement comme le public ; il y a, dans ce film, des pointes de vérité très aigües et des moments irréels très purs. […] j’ai respiré dans Terrain Vague des bouffées de ma propre adolescence.
Admirativement vôtre.
François Truffaut

(da Marcel-carne.com ♦)

In Italia Terrain Vague uscì col titolo ammiccante “Gioventù Nuda”.

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