Black Jack, County Donegal #2

maggio 5, 2008

County Donegal, aprile 2008. Appunti di viaggio (e foto su Flickr).

* La tenuta di Glenveagh è stata creata da John George Adair, latifondista della Contea di Laois di origine scozzese, arricchitosi in America con fortunate speculazioni durante la Guerra Civile, dove sposò la figlia di un generale unionista.
Di passaggio sulle montagne del Derryveagh nel Donegal occidentale, Adair rimase colpito dalla bellezza di quelle terre e decise nel 1857 di acquistarne circa 28,000 acri. L’accordo iniziale gli dava diritto di tassare i quarantasette mezzadri (i cosiddetti fee-farm), ma non quello di praticare la caccia (il diritto di sporting). La passione di Adair per quel passatempo era però irrefrenabile e nell’estate dello stesso anno si avventurò armato di fucile nella tenuta. In protesta alla violazione dei loro possedimenti, una dozzina di mezzadri iniziò a scuotere i cespugli e a fare rumore: si dice che Adair si infuriò e, dopo aver lasciato la tenuta, disse “They would pay dearly“.

County Donegal

I giardini della tenuta di Glenveagh

Tempo dopo uno dei suoi impiegati scozzesi venne ucciso in circostanze misteriose e nessuno dei mezzadri confessò l’omicidio. L’episodio fornì un pretesto ideale a Adair, determinato a dedicare parte delle terre all’allevamento di pecore scozzesi, riservando il resto alla caccia e disfandosi delle squallide abitazioni dei suoi affittuari: quattro anni dopo, nel giorno di San Patrizio, il latifondista riuscì ad ottenere piena proprietà di terre ed edifici della tenuta e attuò il piano che è passato alla Storia con il nome di Derryveagh eviction.
Temendo di incontrare resistenza, Adair richiese e ottenne dalla Contea il supporto di più di duecento poliziotti ordinari e, tanto per stare tranquillo, dieci militari della Crowbar Brigade dalla vicina Contea di Tyrone. Il rapporto ufficiale dell’esproprio, avvenuto tra l’8 e il 10 aprile del 1861, registrò 47 famiglie allontanate con la forza, 28 case distrutte su 46, per un totale di 240 persone – di cui 146 bambini – ridotte in estrema povertà.

Mentre Adair osservava soddisfatto la tenuta finalmente silenziosa e piena di selvaggina (un giornalista dell’epoca parlò di deathly silence), alcune famiglie trovarono riparo da mezzadri di proprietà confinanti, mentre altre furono costrette a chiedere un posto nella Workhouse locale (rimedio inglese alla piaga della disoccupazione e dei senza tetto).
Adair – da quel momento soprannominato “Black Jack” – divenne noto in tutto l’Impero britannico ma, nonostante l’arbitrarietà dell’esproprio, nessuna autorità lo costrinse a ritornare sui suoi passi (peraltro nell’Ulster gli espropri erano piuttosto frequenti in quegli anni). Un certo Michael O’Grady, rappresentante di Sidney della London Insurance Company, rimase colpito dalla clamorosa ingiustizia e raccolse fondi per le famiglie sfrattate con l’obiettivo di acquistare appezzamenti di terra in Australia (il Donegal Relief Fund). Molti, soprattutto i più giovani, accettarono la proposta di O’Grady: nel gennaio del 1862 Padre James McFadden accompagnò a Dublino in treno 143 sfrattati, che si imbarcarono sulla Lady Eglinton con altri 130 emigranti del Gweedore, alla volta della “Southern Cross Land” – dalla metà del XIX secolo l’Australia aveva iniziato ad accogliere ondate di contadini e braccianti irlandesi in fuga dalla Grande Carestia (e dai latifondisti).

Dopo lo sfratto Adair importò pecore scozzesi e fece costruire un castello vittoriano per sé e la sua moglie americana. Nei quindici anni successivi il latifondista riuscì ad acquistare grandi possedimenti terrieri negli Stati Uniti – in particolare in Texas – e divenne probabilmente il più grande proprietario terriero irlandese del suo tempo. Pare che alla sua morte, avvenuta per cause naturali nel 1885, la moglie fece scrivere sulla sua lapide “Brave, Just and Generous“.
Successivamente Cornelia Adair riacquistò un po’ di popolarità supportando i Boy Scout e finanziando la costruzione di un ospedale e di uno dei primi YMCA della regione (sì, proprio i covi gay celebrati dai Village People). La donna visse nel castello fino alla sua morte, avvenuta nel 1921. La tenuta ebbe poi diversi proprietari per brevi periodi e dal 1933 divenne la residenza estiva di Henry Plumer McIlhenny, collezionista d’arte americano definito da Andy Warhol “the only person in Philadelphia with glamour“. McIlhenny era un uomo di mondo ed era solito invitare nel castello VIP come Greta Garbo, Marilyn Monroe e Charlie Chaplin; ultimo proprietario privato della tenuta, la cedette alla Repubblica Irlandese nel 1974, permettendo la creazione del parco naturale di Glenveagh.

Ho visitato la tenuta di domenica. Nei sontuosi giardini inglesi, sotto un gazebo, un trio di musicisti suonava brani celtici con strumenti tradizionali mentre davanti all’ingresso castello un falconiere intratteneva i turisti più giovani.

Le piume più soffici dell’Ulster

L’uomo invitava i bambini ad accarezzare una civetta appollaiata sul suo braccio, ripetendo “it’s soooo soft, soooo soft.” L’animale, legato con un cordino al polso del padrone, si faceva molestare senza reagire, indifferente e lontano. Il bizzarro accento del falconiere era simile a quello del ragazzino dello Yorkshire che doma un falcone in “Kes”, uno dei primi film di Ken Loach. L’improbabile addestramento diventava metafora di un riscatto esistenziale impossibile, banale ma a tratti commovente: il ragazzo capiva che i rapaci non si possono addomesticare e che la loro libertà è assoluta e nobile (poi il rozzo fratello maggiore, minatore semi-alcolizzato, tirava il collo al falcone e lo buttava nella spazzatura). Ho accarezzato la civetta – in effetti morbidissima – e ho superato le mura del castello.

Abituato agli spazi angusti della capitale, non potevo non rimanere colpito dall’opulenza sfacciata dell’architettura vittoriana e dai suoi vuoti superflui. Mi sono ritrovato a pensare all’inaccettabile efficienza energetica del castello, di sicuro più bassa anche della famigerata villa di Al Gore. Poi, come un Bolscevico davanti a una villa degli Zar, ho anche pensato a quanto fosse offensivo tutto quello spazio solo per due persone.
L’allestimento degli interni riflette l’ossessione di Adair per la caccia. Sulle pareti sono appese decine di corna di cervo, di ogni forma e misura. Mentre la guida descriveva il mobilio pregiato di uno dei saloni, mi sono soffermato a toccare un enorme tavolo di mogano, molto diverso dai pannelli di truciolato di cui sono fatti i mobili del mio appartamento a Dublino. Poi ho sollevato lo sguardo: in quell’istante, per un caso prospettico, la testa di un turista francese in piedi al lato opposto del tavolo si è posizionata sotto un paio di corna alte almeno un metro, creando la gag visiva a cui spesso ricorrevano i registi italiani nell’erotico anni ’70 per alludere alla condotta liberale della moglie di un personaggio – chiamato con un sottile nome parlante come “Ragioner Cornutoni”. Non sono riuscito a trattenere una risata sommessa, ricambiata dal Francese con uno sguardo interrogativo.

Mentre tornavo alla macchina ho percepito una familiarità inaspettata con quel luogo. Chissà cosa avrei fatto io al posto di Adair, passando da quelle parti nel 1857. ♦

Note:

Robert Spiegelman, sociologo e artista multimediale, è autore della trilogia-web “Then and Now”, che ripercorre tre tematiche legate ai coniugi Adair: il primo sito è dedicato alla creazione dello stato di New York (in cui era nata Cornelia), il secondo commemora l’esproprio di Derryveagh e il terzo è focalizzato sulla conquista delle terre texane dove si estende il JA (John Adair) Ranch, ancora esistente. Nella sua rievocazione di disastri umanitari causati in Irlanda e negli USA dall’aristocrazia vittoriana, il professore insinua che Adair si fosse imbarcato nella sua avventura americana per accaparrarsi il trofeo di un bufalo prima che fosse troppo tardi. – Then and Now

Il John Adair irlandese non va confuso con l’omonimo motivatore aziendale britannico, autore di “Effective Strategic Leadership: An Essential Path to Success Guided by the World’s Great Leaders“. – John Adair

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3 Risposte to “Black Jack, County Donegal #2”


  1. complimenti (e inviadia) per la tua gita domenicale. forse il democratico latifondista ha qualche parentela con Johnny Adair della UDA? (http://en.wikipedia.org/wiki/Johnny_Adair)

  2. Amaidi Says:

    eh eh, Johnny sembra pure peggio di John…


  3. confermo. un criminale e un ceffo di prim’ordine


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