D’Avanzo-Travaglio-D’Avanzo-Facci

maggio 14, 2008

Su Repubblica D’Avanzo attacca Travaglio, Travaglio risponde, D’Avanzo ribatte. Nel frattempo Facci, con la sua solita classe, paragona Travaglio allo scarabeo stercorario.

Aggiornamento: Travaglio risponde a D’Avanzo.

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25 Risposte to “D’Avanzo-Travaglio-D’Avanzo-Facci”

  1. Caminadella Says:

    Io sto con MT, soprattutto dove dice: “Secondo lui (D’avanzo) i giornali, all’elezione di Schifani a presidente del Senato, non hanno più parlato di quei rapporti (con la mafia) perché nel frattempo non s’era scoperto nulla di nuovo. Strano: non c’era nulla di nuovo neppure sul riporto di Schifani, eppure tutti i giornali l’hanno doviziosamente rammentato.”

  2. Amaidi Says:

    Io mi sento più con D’Avanzo (senza però applaudire alla censura di Travaglio come soluzione civile alla polemica, come stanno facendo Pdl e, purtroppo, Pd), quando dice:

    Ancora oggi Travaglio ( “Io racconto solo fatti” ) si confonde e confonde i suoi lettori. Sostenere: “Ancora a metà degli anni 90, Schifani fu ingaggiato dal Comune di Villabate, retto da uomini legato al boss Mandalà di lì a poco sciolto due volte per mafia” indica una traccia di lavoro e non una conclusione. […] Basta dare per scontato il “fatto”, che ci fosse davvero una consapevole amicizia mafiosa: proprio quel che deve essere dimostrato ragionevolmente da un attento lavoro di cronaca.

  3. testepensanti Says:

    Da ex-giornalista, a me pare abbia completamente ragione D’Avanzo. Ha esposto ragionamenti corretti e principi del fare giornalismo che non sono solo condivisibili, ma doverosi.
    Travaglio dovrebbe dedicarsi di meno al giornalismo e di più alla professione di comico, in cui secondo me risulta molto più efficace.

  4. Ivan Says:

    Ma quale traccia di lavoro e conclusione…ma di cosa si delira vorrei sapere?

    Travaglio ha semplicemente detto che data la specchiata moralità e integrità degli ex presidenti del Senato, sembrava inopportuno avere oggi uno Schifani che in passato è stato in società con uno dei più importanti boss siciliani e consulente per anni (a 54 milioni l’anno!lo stipendio di un dirigente pubblico) di un Comune poi sciolto per Mafia.

    Si tratta di opportunità mica di fare il processo Schifani!

    e che palle! ma che paese siamo diventati?

  5. Ivan Says:

    Quanto a D’Avanzo siccome i due artcoli che ha scritto sono francamente incomprensibili, astrusi pure nell’analisi logica, si suppone ci sia qualche risentimento personale dietro.

    Non a caso, Travaglio viene attaccato in maniera anche squallida sul piano personale e professionale.

  6. wildgreta Says:

    Concordo con Ivan su D’Avanzo. A proposito, nessuno aveva mai parlato tanto di lui come da quando ha deciso di occuparsi del caso Travaglio. Forse, se cominciassi a dare addosso a Travaglio anch’io, qualcuno si accorgerebbe della mia esistenza! Soprattutto in questo periodo storico…Comunque, Schifani può difendersi da solo, non ha bisogno che un gruppo di persone “lotti” per lui e noi siamo abbastanza grandi per scegliere, senza bisogno di scomodare degli improvvisati tutor.

  7. laveracomunione Says:

    Dobbiamo rifiutarci di guardare trasmissioni come Ballarò,
    AnnoZero, l’Infedele e simili, poichè la credibilità e l’importanza sono fenomeni imputabili all’odiens;
    e sono daccordo con “testepensanti” a proposito della nuova
    veste da comico del “faccia da tonto” di un Travaglio, forse
    sarebbe più credibile e anche più simpatico.

  8. Daniele Nazzi Says:

    D’Avanzo è ridicolo: per criticare Travaglio in modo logico è costretto a fare un’immenso sforzo dialettico sprecando un mare d’inchiostro per poter rovesciare la questione. In fondo Travaglio ha citato delle fonti (che cita anche D’A.) per dimostrare che i mezzi d’informazione in Italia sono pilotati, senza soffermarsi sulle vicende di Schifani.
    L’intenzione di D’Avanzo e di molti altri è quindi quella di far credere ai lettori (la maggioranza dei quali non ha visto l’intervista con Fazio) che Travaglio volesse farsi pubblicità attaccando goffamente Schifani senza conoscere l’argomento. (!!!)
    Sarei però curioso di sentire cosa risponde Travaglio all’episodio citato da D’Avanzo…

    Facci poi è un’ ottima fonte di disinformazione 🙂

  9. Amaidi Says:

    Dal mio punto di vista, D’Avanzo ha sottolineato la differenza tra una prova e un indizio. Le accuse di Travaglio sono spesso basate su indizi e non su prove e hanno pertanto poco valore da un punto di vista epistemologico. L’episodio citato da D’Avanzo è piuttosto azzeccato, perchè dimostra che, secondo il metodo Travaglio, anche Travaglio potrebbe essere un sospetto mafioso.

    La migliore definizione di Schifani resta quella di Luttazzi (mediocre giornalista ma ottimo comico): “Schifani sembra una di quelle cose che scappano quando alzi una pietra.”

  10. uglykidmatt Says:

    Io ho trovato le obiezioni di Giuseppe D’Avanzo ineccepibili dal punto di vista del giornalismo accademico. Bastano i fatti citati da Travaglio a dimostrare un eventuale (ma ventilato in maniera piuttosto esplicita) coinvolgimento di Schifani con Cosa Nostra ? La risposta e’ ovviamente no e Travaglio e’ il primo ad esserne cosapevole (il che introduce quella malafede a cui allude D’Avanzo). Tuttavia mi sento di concedere a Travaglio una attenuante : la Sicilia e’ una terra dalle dinamiche molto particolari ed e’ difficile credere che un uomo che ha mosso i suoi primi passi in stretta collaborazione con personaggi che successivamente si sono rivelati appartenere alla mafia possa essere immacolato. Vale la presunzione di innocenza ma credo che il passato potenzialmente torbido della seconda carica dello stato necessiti di un approfondimento. Pertanto se vogliamo includere nelle prerogative professionali del giornalista la capacita’ di far nascere ragionevoli dubbi, credo che Travaglio abbia fatto il suo mestiere magari in maniera non ortodossa ma sicuramente efficace. Quanto a Facci, non credo valga nemmeno la pena commentare.

  11. Ivan Says:

    Forse Amaidi confonde la funzione del giornalista da quella del magistrato.
    Senza aver studiato legge si puo intuire che nel giornalismo non esistono “indizi” e “prove”, esistono episodi. O sono veri o sono falsi!
    Il discorso di D’Avanzo è incomprensibile proprio perchè non si capisce di cosa accusi Travaglio, il quale non ha emesso nessuna sentenza sul Presidente del Senato parlando, a giusto titolo, come dovrebbe fare una Stampa che si rispetti e come fanno in tutti gli altri paesi civili, di fatti moralmente dubbi riguardanti la seconda carica dello Stato.

    Più correttamente il Corriere, giornale da tempo più serio di quell’organo di Partito che è diventato Repubblica, è andato a scovare il pezzo del libro di Abate da cui Travaglio ha tratto i FATTI riportati.

    Ebbene ancora una volta ha ragione Travaglio: è stato fin troppo tenere e parco di informazioni.

    D’Avanzo dovrebbe vergognarsi, ancora di più per aver ripescato come un volgare corvo un episodio della vita personale di Travaglio, che accidentalmente non è diventato Presidente del Senato, che nulla prova e la cui gravità appare alquanto ridicola (se verificata) : il conto di un albergo pagato con un favore, alzi la mano chi non si è mai arrangiato per pagare di meno grazie a delle conoscenze?

    Naturalmente questo riguarda noi poveri miserabili: non certo chi prendeva 54 milioni l’anno solo per essere consulente urbanistico (tra altre cariche) in un Comune indagato per Mafia.

    Altro “indizio” che dimostra che Travaglio appartiene al mio mondo.

  12. Alessandro Lendaro Says:

    trovato sul ng di filosofia a proposito delle citazioni “colte” di D’Avanzo (il cui scritto richiede almeno una ventina di sbadigli prima di poter essere sviscerato, IMHO), potrebbe interessare

    ***

    Qui D’Avanzo non specifica le sue fonti (tanto, sui giornali Italiani,
    non si usa), ma si riferisce al libro di Bernard Williams: Truth and
    Truthfulness (2002), in particolare il Capitolo 5: “Sincerity: Lying
    and Other Styles of Deceit”. Per chiunque abbia letto di il filosofo
    Williams, è evidente che D’Avanzo lo sta citando a sproposito, con
    l’intento di intimidire il lettore digiuno di filosofia anglossasone e
    dare una parvenza di “rigore filosofico” al suo attacco contro
    Travaglio.

    Ironicamante, nel fare il suo riassuntino della teoria di Williams
    (tratto dalla quarta di copertina), D’Avanzo viola proprio quella
    virtù di “precisione” che Williams attribuisce alla veridicità. Cosa
    vuol dire, per esempio, che “Travaglio è sincero con quel che dice ma
    insincero con chi lo ascolta”? (come dire: “non è bugiardo, ma in
    fondo lo è.”). Qui D’Avanzo, anche se in modo confuso, probabilmente
    allude a una distinzione che Williams a sua volta trae dal filosofo
    Grice: la differenza tra il contenuto letterale di una asserzione e il
    contenuto implicito che questa asserzione “implica” nel contesto
    conversazionale. In parole povere, D’Avanzo sta dicendo questo: anche
    se quel che ha detto Travaglio è letteralmente vero, lui è comunque
    una specie di bugiardo perché spaccia per fatti quelle che invece sono
    le sue opinioni. (“Consapevolmente presenta come “fatti” ciò che
    “fatti”, nella loro ambiguità, non possono ragionevolmente essere
    considerati”.) Insomma, qui si sta facendo il processo alle
    intenzioni: non si critica più quel che ha detto esplicitamente
    Travaglio, ma lo si attacca perché chi lo ascolta potrebbe “scambiare”
    per fatti cio’ che invece sono mere “opinioni partigiane”. Non c’era
    bisogno di scomodare a sproposito Williams per tirare in ballo la
    tradizionale distinzione filosofica tra fatti e opinioni. E non si
    capisce cosa dovrebbe fare Travaglio per “svelare al lettore la sua
    partigianeria”–premettere ogni sua affermazione con: “questa è solo
    la mia opinione faziosa”?
    Contrariamente a quello che lascia intendere d’Avanzo (“i filosofi
    spiegano ecc.”), l’approccio di Williams non è affatto l’approccio
    standard in filosofica analitica contemporanea. Secondo la teoria
    prevalente (detta “Teoria della Corrispondenza”) una proposizione è
    vera semplicemente se corrisponde ai fatti. (si veda, ad esempio,
    David Armstrong: “Truth and Truthmakers”, Cambridge University Press
    2004) E se proprio ne vogliamo trarre una lezione filosofica sul “caso
    Schifani”, quel che “si può dire” e’ questo: se le affermazioni di
    Travaglio sui rapporti societari tra Schifani e mafiosi corrispondono
    ai fatti, allora Travaglio ha detto la verità e, così facendo, ha
    informato i cittadini.

  13. Jake Says:

    >Quanto a D’Avanzo siccome i due artcoli che ha scritto sono francamente incomprensibili, astrusi pure nell’analisi logica, si suppone ci sia qualche risentimento personale dietro.

    A me paiono assolutamente comprensibili, nonchè condivisibilissimi.
    So che leggere Travaglio è un’occupazione che impedisce quella dello studio della grammatica della lingua italiana, perciò invito Ivan e Wildgreat a procurarsi un buon vocabolario e ricominciare la lettura.

  14. herzog Says:

    Non vorrei fare a il pacificatore a tutti i costi (o il “terzista”, come direbbe Travaglio), ma direi che l’uno e l’altro hanno una parte di ragione.
    Travaglio ha ragione nel lamentarsi che pochi giornali hanno rammentato le dubbie amicizie di Schifani (aggiungendo – sia pure – che forse erano involontarie), D’Avanzo (il cui articolo – nella forma e nella sostanza – mi pare perfettamente comprensibile) non ha tutti i torti a rimarcare un certa deriva qualunquista negli atteggiamenti e nelle dichiarazioni di Travaglio (come di Grillo); anzi, a questo proposito (e badate che parla qualcuno che ha letto quasi tutti i libri di Travaglio e segue Grillo dagli spettacoli sulle macchine a idrogeno) mi delude notare come gli ultimi post del comico ligure tocchino sempre più quelle vette di paranoie complottistiche tipiche di certi siti internet, il cui ragionamento potrebbe essere riassunto così: “le cose stanno come dico io, e chi sostiene il contrario fa parte del Grande Complotto che vuole nascondere la Verità”.
    Anche questo breve forum, del resto, mi sembra frutto in qualche modo di una tendenza analoga o parallela: quasi tutti si schierano con l’uno e l’altro, dimenticando che noi possiamo riflettere sul loro modo di vedere le cose anche senza partigianeria, non trattandosi di una partita di pallone.

  15. ivan Says:

    Che l’articolo di D’Avanzo avesse qualche tara logica di carattere proto-filosofico lo avevo intuito da tre citazioni bislacche Williams, Camus e Magris che sinceramente non si capiva cosa avessero a che vedere con il curriculum di Schifani.

    In effetti, l’articolo per chi abbia un minimo di intelligenza non è incomprensibile anzi nella sua demenzialità è quanto di più chairo ci possa essere.
    Uno sproloquio volto solo, con un po di fumo negli occhi (a caso avrebbe potuto citare Kant, Russel e il Dalai Lama), a rassicurare nella brodaglia di parole, qualche ignorantello privo di riferimenti intellettuali propri.

  16. ivan Says:

    infine,

    proprio riflettendo sull’accaduto mi sembra l

  17. ivan Says:

    la conclusione possa essere una sola:

    al gruppo Repubblica non è andata giù la partecipazione di un loro giornalista al V day.

    Chi si incarica del linciaggio? una delle firme di punta della giudiziaria, Giuseppe D’Avanzo, facendo povero lui (e la toppa sul falso scoop dell’albergo pagato a Travaglio lo smaschera) una figura di merda colossale.

    Peccato, forse per il lavoro sporco potevano sacrificare una penna meno stimata di D’Avanzo, il quale (sempre per chi non ha il cervello offuscato) da oggi ha buttato al cesso la sua onorabilità di giornalista serio.

    PS lo dice uno che ha sempre letto Repubblica e apprezzato D’Avanzo e che non ha i paraocchi del terzismo ad ogni costo pure della logica.

  18. Alessandro Lendaro Says:

    oltretutto mi pare che D’Avanzo fatichi a riconoscere la differenza tra l’esercizio della professione di giornalista e la partecipazione ad un talk-show informale come quello di Fazio, con tutti i limiti e le approssimazioni che il mezzo televisivo implica.

    Il fatto è che Travaglio non ha dato del mafioso a Schifani, nè lo ha insinuato fra le righe. Ha semplicemente detto che Schifani è l’ultimo anello di una catena devolutiva (o evolutiva in peggio) costituita da personaggi integerrimi, che non hanno mai avuto amicizie con mafiosi (nè in “incubazione” nè successivamente). A me sorprende il fatto che sia stato querelato, significa che se T. voleva tirare una frecciata allora ha addirittura incendiato una coda di paglia

  19. testepensanti Says:

    Non ha insinuato? Davvero? Ne sei convinto? Allora Travaglio ha approfittato del suo prezioso spazio di trasmissione per raccontare a milioni di persone un episodio insignificante, se è così come dici….


  20. Sicuramente Travaglio quando allude ad amicizie e frequentazioni (ma davvero ben pagate) non prova né contiguità né collusioni di tipo mafioso di Schifani. Però METTE IN GUARDIA….io non dico che fa bene, DICO CHE FA BENISSIMO !!!!
    Strano che in tante dotte citazioni (qualcuno ha perfino scomodato l’epistemologia) nessuno abbia fatto la pur minima allusione ad un vecchio adagio che voleva immacolato non solo Cesare ma anche la di lui moglie….

    In tempi come questi solo chi non si genuflette a chi comanda merita un po’ di attenzione.

    In tempi come questi dove se il reo (effettivamente reo) è uno qualsiasi allora va usato come capro espiatorio….ma i dirigenti della Thyssen Krupp di Torino vanno in giro liberi, e lo andrebbero anche se qualcuno provasse che sono di etnia rom e di origine rumena. Il patrimonio monetario conta sempre più di quello genetico, anche se è quello genetico che il fogliaccio di D’Avanzo agita per i progrom di Ponticelli

  21. Alessandro Lendaro Says:

    per testepensanti: insignificante un paio di palle!
    se fosse insignificante lo avrebbe forse S. querelato?
    Probabilmente avrebbe semplicemente liquidato la questione
    per quello che è (o dovrebbe essere), ovvero un fatto vero ma che
    non implica assolutamente nulla.
    Come per le intercettazioni, si tratta di informazioni importanti per i cittadini, al di là del loro esito giuridico.

    La querela è invece uno strumento che la destra sa usare bene, per intimidire le persone e sottrarre loro coraggio, tempo e denaro (vedi Luttazzi & co).

    Comunque pare che ora il querelato (Travaglio) sia diventato
    querelante (?), nei confronti di D’Avanzo che, con grande astuzia, , ha citato un episodio torbido che coinvolge Travaglio per “ritorcergli” contro Travaglio il suo approccio approssimativo e qualunquista. Episodio, che a differenza di quello riguarante Schifani, potrebbe essere non del tutto corrispondente ai fatti.

    Insomma, possiamo ora aspettare l’esito giudiziario di queste vicende per capire chi ha davvero fatto il furbo in questa occasione.

  22. ivan Says:

    Tanto per cominciare,

    l’episodio miserevole (per chi lo racconta) di Travaglio all’albergo pare sia stato soffiato a D’Avanzo dall’avvocato di Aiello (un gentiluomo condannato per mafia), naturalmente non di fatto trattasi ma di pettegolezzo poichè non supportato da uno straccio di prova (Travaglio ha sfidato a portare le ricevute).

    Cio che è ben differente dai fatti riportati non da Travaglio ma da Gomez e Abbate sulle frequentazioni di Schifani, tutte provate e pagate (ricordiamo la modica cifra di 54 milioni l’anno per “essere” consulente urbanistico di Villbate).

    Vabbè, una storia davvere penosa.
    D’Avanzo finirà sicuramente a dirigere qualche giornale italiano o forse lo faranno direttore di Rete Rai.

    In America lo avrebbero cacciato a calci in culo da qualunque giornale serio.

  23. emanuele Says:

    Sarà tutto vero o tutto falso ciò che Travaglio e D avanzo ci dicono- Per parte mia , semplificando tuttta la faccendo, mi piace citare COSSIGA che a sua volta citava un autorevole parlamendare DS che così recota:
    …”Travaglio è un autentico MASCALZONE!!!”….
    EMANUELE ROSSI fERRARA

  24. Tiba Says:

    Mah, ha ragione Facci, dai: perché Schifani dovrebbe fornire spiegazioni, semmai sono i mafiosi che cercheranno di capire perché alcuni tra loro frequentassero Schifani…
    Anzi, ha ancora più ragione Facci (e stavolta ci credo): Travaglio deve fornire spiegazioni sull’affare Berlusconi perché le accuse che gli erano rivolte sono cadute in toto, anzi no, sono finite in prescrizione grazie ad una legge che si è fatto lui. Vabbé, ma tanto i lettori sono fessi, mica se lo ricordano: danno retta al maestro della lingua Facci…

    Povero giornalismo (chissà poi se Montanelli lavorerebbe col suddetto, però forse non è carino citarlo, non c’è contraddittorio…).

    CIao

  25. TestePesanti Says:

    Tutto questo è incredibilmente incredibile…. Ma dov’erano tutti questi onesti accusatori di travaglio (uno tra i pochi che in italia fa ancora giornalismo d’inchiesta) quando si linciava chi scriveva che Ciancimino era un mafioso, che la corrente dorotea in Sicilia era in odore di mafia… o, sull’altro versante ad accusare i Falcone, i Borsellino, i Livatino (il “giudice ragazzino” di Cossiga)… Probabilmente discutevano sulla distinzione tra fatti e verità, tra certezza e presunzione… Grazie a questi garantisti da salotto (non si muovono certo per il poveraccio che ruba per fame) c’era tempo e serenità per confezionare bombe come si deve… Ma che paese è mai questo? Sembra che nemmeno la verità più lampante e il fatto più certo non possa essere messo in dubbio con un buon lavoro di sana disinformazione: un paio di intelletuali seri a lavorare sui princìpi scovando pagliuzze, uno stuolo di mentecatti (v. Facci) che blaterano e sparano a casaccio, qualche bugia per prendere tempo e minare l’onorabilità di chi ancora fa il suo lavoro(tanto quando si scoprirà sarà tardi)…e se proprio non basta c’è sempre l’appello democratico tanto caro al berlusconi “Il popolo mi ha votato” quindi sono una brava persona…Ma il popolo tra Cristo e Barabba ha ammazzato Cristo. Non dimentichiamolo… E sembra sempre che sia la sfiga, non la mafia e il malaffare ad aver messo in ginocchio questo paese… Allora per una volta, e solo per gioco, lasciamo perdere la verità dei fatti e mettiamo una accanto all’altra le foto di Andreotti, Cirino Pomicino, Sbardella, Lima, Ciarrapico, e… Vito, Bonsignore, Cuffaro,Vito, Miccichè, Schifani…
    e ora scovate le differenze, ma soprattutto notate bene le somiglianze . Il gioco si chiama: “studi comparati di fisiognomica del malaffare”.


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