Archive for the 'recensioni' Category

That’s the spirit, Beowulf

marzo 28, 2008

Sarà per il fascino archetipico dell’eroe contro il mostro, sarà per la licenziosità dei guerrieri goti in astinenza, sarà per gli esilaranti escamotage per celare l’attrezzo dell’eroe nudo durante il primo combattimento, sarà per la sceneggiatura di Avary che ha una sua inaspettata coerenza, sarà per la computer grafica pacchiana da filmato di intermezzo dei videogiochi – quello che di solito si salta con Esc – ma meno pacchiana di quella di 300, sarà per l’idea che il Beowulf sia considerato intollerabile

Motion Capture
Angelina Jolie in performance capture

dalla stragrande maggioranza degli studenti di letteratura inglese (Woody Allen compreso), Leggi il seguito di questo post »

Fantasmi digitali

marzo 19, 2008

Le prime 9 tracce di Ghosts I-IV, il nuovo album dei Nine Inch Nails, sono scaricabili gratuitamente sul loro sito. Trent Reznor ha capito le potenzialità della Rete e ha ideato qualcosa che per alcuni è un nuovo modello di business a cui gli addetti ai lavori dovrebbero guardare con attenzione.
Il progetto poggia sui seguenti pilastri: produzione indipendente (libera dai vincoli imposti dalle major, in particolare dalla Universal), consistenza multimediale (il sito e i contenuti fotografici e audio-visivi hanno rilevanza concettuale Leggi il seguito di questo post »

Il mostro di Gans

febbraio 22, 2008

Difficile pensare che qualcuno possa aver speso 30 milioni di euro per produrre un blockbuster horror-fantasy in costume ambientato nel sud della Francia nel 1760 che tira in ballo licantropi, indiani mistici maestri di kung-fu, complotti ultra-reazionari, erotismo libertino patinato, aristocratici corrotti e decadenti che temono la rivoluzione e contadini della Lozère che danno calci volanti al ralenti. Invece è accaduto e il risultato è Le pacte des loups ♦ (Christophe Gans, 2001). Lo smisurato pastiche postmoderno (a tratti più spaventoso del mostro stesso) è ispirato alla bestia del Gévaudan ♦, un caso di cronaca piuttosto affascinante che a distanza di due secoli e mezzo continua a suscitare l’interesse degli appassionati di cripto-zoologia (alcuni dicono si trattasse di una famiglia di lupi mutanti divenuti antropofagi, e non mancano interpretazioni ancora più bizzarre).
Prodotto al 100% da capitali francesi, il film mostra lo stato di salute di un’industria cinematografica capace di fare concorrenza a Hollywood anche nelle produzioni ad alto budget e a basso, bassissimo quoziente intellettivo. Oltre a Cassel nel cast c’è anche Émilie Dequenne, protagonista di Rosetta dei fratelli Dardenne (1999) e la Bellucci nella parte di una prostituta.

Poles apart

febbraio 6, 2008

Mentre guardavo La Captive ♦ (2000), mi è venuto in mente un ex collega che in una pausa caffè mi disse con tono divertito «Ah, hai visto un film francese? Non era di Luc Besson? Ah, era noioso allora… Francese, quindi noioso!» Inutile dire che il tentativo di humor non andò a buon fine.
Liberamente ispirato a La Prisonnière di Proust, il film della belga Chantal Akerman colpisce fin dai primi minuti per una lentezza esasperante e per la stolida e a tratti risibile lascivia di Simon, l’annoiato aristocratico interpretato da Stanislas Merha. Il suo rapporto erotico e amoroso con Ariane (Sylvie Testud) suscita scarso interesse anche per la recitazione di Merha, che sembra sotto l’effetto di un potente tranquillante. Simon vaga per la sua grande casa a Parigi, fa inconcludenti giri in macchina, osserva il corpo di Ariane, scambia qualche dialogo breve e laconico con personaggi secondari e lo spettatore sprofonda insieme a lui in una noia opulenta, ravvivata solo da qualche scena di taglio hitchcockiano (in un’intervista la regista ha svelato che il riferimento sarebbe addirittura a Vertigo). Leggi il seguito di questo post »

Terrain Vague

gennaio 30, 2008

Di Marcel Carné vengono ricordati soprattutto i lavori degli anni ’30 e ’40, in particolare Quai de Brumes (1938), Le jour se lève (1939) e Les Enfants du Paradis (1945), raffinato melodramma ottocentesco sceneggiato da Prévert e girato nella più totale segretezza a Parigi durante l’occupazione nazista. Alla fine degli anni ’50 Carné ha visto la propria carriera finire prematuramente, abbandonato da un pubblico sempre più lontano dal realismo poetico e da una critica che lo accusava di non essere stato capace di confrontarsi con il linguaggio della nouvelle vague.

Terrain Vague ♦ (1960), uno degli episodi più sfortunati nella carriera del cineasta, segue gli sviluppi di tre vicende interconnesse nel contesto di una banda di adolescenti nella banlieue parigina: l’iniziazione e la tragica fine del giovane Babar, l’amore fortemente idealizzato tra la leader della banda Dan e il teddy boy Lucky e la rapina organizzata dallo sbandato Marcel. L’obiettivo di Carné non era fornire una rappresentazione realistica della piaga del nichilismo giovanile che colpiva il mondo industrializzato del dopoguerra: il film è un esempio di tardivo realismo poetico, in cui la ricerca non è volta all’attendibilità psicologica dei caratteri e alla naturalezza delle situazioni, ma al lirismo di contrasti forti e spesso assolutizzanti. Come accade comunemente nel genere, i protagonisti sono figure di ceti popolari in cerca di una via di fuga da un contesto sociale opprimente, fuga che talvolta si scontra con la realtà con esiti tragici. Leggi il seguito di questo post »

Revisionismo western

gennaio 23, 2008

Seraphim Falls (Usa, 2006), diretto dal regista televisivo David Von Ancken, si apre sulle Ruby Mountains in Nevada, dove mercenari al soldo di un inquietante ex-militare (l’irlandese Liam Neeson) inseguono un montanaro (Pierce Brosnan, altro irlandese), tre anni dopo la fine della Guerra Civile.

La caccia all’uomo si articola senza risparmiare nessun cliché da film d’azione (Brosnan, braccato come un animale, salta da decine di metri più volte senza rompersi niente, si cauterizza una ferita come Rambo, sale su un albero e si fa scoprire per una goccia di sangue, vince col coltello duelli contro uomini armati di fucile). Una regia neoclassica al limite del manierismo accompagna i due veterani, un Sudista e un Nordista tormentati da un episodio di guerra, alla nemesi in un deserto dove verranno tentati da un miraggio diabolico. Leggi il seguito di questo post »

Cera bollente per Paris

gennaio 22, 2008

Ho realizzato solo ieri, con imperdonabile ritardo, che Paris Hilton ha recitato in House of Wax (Usa, 2005), diretto dall’esordiente Jaume Collet-Serra e prodotto, tra gli altri, da Robert Zemeckis, regista della saga Back to the Future e di Forrest Gump che sembra avere la malsana abitudine di produrre horror scadenti (Thir13en Ghosts, Gothika e l’imbarazzante Ghost ship).

Il film è costruito nella più rigorosa osservanza dei cliché del teen horror. Gli amici della Hilton fanno discorsi insulsi, si muovono su un enorme pickup blu metallizzato, ascoltano hip-hop e ovviamente non sembrano avere alcun istinto di autoconservazione. Leggi il seguito di questo post »

300

gennaio 18, 2008

Vedere 300 è stata un’esperienza davvero provante. Naturalmente non avrebbe senso contestare la mancanza di realismo e aderenza alle fonti, dal momento che il fumetto di Miller è volutamente antinaturalistico e che anche le Storie di Erodoto sono piene di esagerazioni epiche (come per esempio quando afferma che l’esercito persiano era composto da 4 milioni di uomini e che prosciugava fiumi e rifornimenti di intere città quando passava). Ci sono però aspetti puramente filmici che mi hanno lasciato interdetto.

  • l’estetica heavy metal/gay: gli Spartani sono palestrati depilati con pettorali lucidi alla Dolce & Gabbana e slip aderenti alla Manowar; personalmente avrei apprezzato un Leonida che arriva alle Termopili su una harley sul giro di Gods made heavy metal, ma forse sarebbe stato troppo pure per un amante del kitsch come Zack Snyder; Leggi il seguito di questo post »